Strade, ferrovie, porti, metropolitane: le infrastrutture di trasporto sono le opere più frequentemente oggetto di dibattito pubblico e anche quelle che generano più discussione nei territori attraversati. Quanto investe l’Italia in questo settore rispetto agli altri Paesi europei?
Secondo la classificazione della spesa pubblica per funzione, nel 2024 gli investimenti fissi lordi delle amministrazioni pubbliche nei trasporti hanno raggiunto in Italia l’1,1% del PIL. La media UE è dell’1,0%. L’Italia è 15ª su 27 Paesi.
Dal minimo alla ripresa
Per gran parte degli anni Dieci la quota italiana è rimasta sotto quella europea: tra il 2014 e il 2018 si è attestata tra lo 0,6% e lo 0,7% del PIL, mentre la media UE era tra lo 0,8% e lo 0,9%. Nel 2021 l’Italia ha raggiunto la media dell’Unione e dal 2023 l’ha superata.
Anche qui la crescita è concentrata negli anni di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che destina una quota consistente delle risorse alla mobilità sostenibile e alle ferrovie.
Il confronto europeo
In testa alla classifica 2024 ci sono Lettonia (2,0%), Romania (1,8%), Cechia (1,6%). In coda Cipro (0,3%), Irlanda (0,6%), Francia (0,6%). Tra i grandi Paesi, la Germania si ferma allo 0,9%, la Francia e la Spagna rispettivamente allo 0,6% e allo 0,7%.
Per il dibattito pubblico questo dato ha una conseguenza pratica: più risorse significano più progetti che arrivano contemporaneamente alla fase di progettazione, spesso con tempi stretti. Pianificare la partecipazione con anticipo, invece di comprimerla nelle ultime settimane prima dell’approvazione, è la condizione perché sia utile a migliorare i progetti.