Quando si parla di opere pubbliche si pensa spesso ai grandi progetti nazionali. Ma chi materialmente investe, in Italia, sono in larga parte gli enti territoriali: regioni, province, città metropolitane e comuni. È un dato importante anche per il dibattito pubblico, perché molte stazioni appaltanti sono proprio amministrazioni locali.
Secondo i conti pubblici europei, nel 2024 le amministrazioni locali italiane hanno realizzato investimenti fissi lordi per 42,8 miliardi di euro, il 54,1% degli investimenti pubblici complessivi. Le amministrazioni centrali ne hanno realizzati 35,6 miliardi, il 45,0%.
Il crollo e la ripresa degli investimenti locali
Nel 2010 le amministrazioni locali investivano 29,7 miliardi. Negli anni successivi la spesa è scesa fino a 19,7 miliardi nel 2017, il minimo della serie. Dal 2018 è ripartita e nel 2024 ha raggiunto 42,8 miliardi, più del doppio rispetto al punto più basso.
Anche gli investimenti delle amministrazioni centrali sono cresciuti, da 17,7 miliardi nel 2017 a 35,6 nel 2024. La crescita più rapida, per entrambi i livelli, si concentra dal 2021 in avanti.
Un peso locale più alto della media europea
Nella media UE le amministrazioni locali realizzano il 42,8% degli investimenti pubblici, quelle centrali il 45,0%. Il confronto va fatto con cautela: nei Paesi federali, come Germania, Austria e Belgio, una parte della spesa passa da un livello intermedio, quello degli Stati federati, che in Italia non esiste come sottosettore separato. In Italia le regioni sono contabilizzate tra le amministrazioni locali.
Per chi promuove un dibattito pubblico questo significa che la competenza tecnica e organizzativa per gestire la partecipazione deve essere diffusa anche negli enti territoriali, non solo nei grandi soggetti nazionali. È lì che si decide una parte rilevante degli interventi.