Il dibattito pubblico riguarda le grandi opere, e le grandi opere sono investimenti pubblici. Per capire in che contesto si svolge la partecipazione conviene guardare quanto investe lo Stato nel suo insieme: amministrazioni centrali, regioni, comuni ed enti previdenziali.
Eurostat misura gli investimenti fissi lordi delle amministrazioni pubbliche: costruzioni, infrastrutture, macchinari, software, ricerca. Nel 2024 in Italia hanno raggiunto 79,1 miliardi di euro, pari al 3,6% del PIL. La media dell’Unione è del 3,7%.
Il minimo nel 2018, poi la risalita
La serie storica racconta un lungo ciclo. Dopo il 3,6% del 2009, gli investimenti pubblici italiani sono scesi per quasi un decennio fino al 2,1% del PIL nel 2018. Da allora sono risaliti, con un’accelerazione dal 2023, fino al 3,6% del 2024.
In valore assoluto la crescita è ancora più evidente: da 37,8 miliardi nel 2018 a 79,1 nel 2024, più del doppio. Gli anni della risalita coincidono in parte con quelli di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Il confronto europeo
Nel 2024 l’Italia è 16ª su 27 Paesi per investimenti pubblici in rapporto al PIL. In testa ci sono Lettonia (6,3%), Estonia (6,2%), Romania (5,9%); in coda Irlanda (2,5%), Spagna (2,7%), Portogallo (2,7%). L’Italia investe in proporzione più di Germania e Spagna e meno della Francia.
Più investimenti significano più cantieri e, per le opere di maggiore dimensione, più procedure di dibattito pubblico. È in questa fase di spesa elevata che la qualità della partecipazione diventa decisiva: ascoltare presto i territori riduce il rischio di conflitti e ritardi quando i lavori sono già avviati.