Il dibattito pubblico sulle grandi opere passa sempre più spesso dalla rete: dossier di progetto, documenti, incontri trasmessi online, contributi scritti. Ma quanti cittadini usano già internet per rapportarsi con le istituzioni?
Secondo la rilevazione europea sull’uso delle tecnologie dell’informazione nelle famiglie, nel 2025 il 43,5% delle persone tra 16 e 74 anni in Italia ha interagito almeno una volta con una pubblica amministrazione tramite un sito web o un’app nei dodici mesi precedenti. Nella media dell’Unione europea la quota è del 57,7%. L’Italia è 25ª su 27 Paesi.
L’Italia tra gli ultimi tre Paesi
Ai primi posti si trovano Finlandia (91,4%) e Danimarca (91,0%), seguite dai Paesi Bassi (84,9%). Dopo l’Italia vengono soltanto Bulgaria (26,6%) e Romania (16,5%). Subito sopra l’Italia si collocano Polonia (45,9%) e Germania (51,1%).
Una crescita più lenta della media
Dal 2022, primo anno della serie con la definizione attuale, la quota italiana è salita dal 39,3% al 43,5%: +4,2 punti. Nello stesso periodo la media UE è passata dal 50,6% al 57,7%, +7,0 punti. La distanza si è quindi ampliata da 11,3 a 14,1 punti.
Il divario riguarda tutte le fasce d’età. Tra i 16 e i 24 anni ha interagito online con la PA il 31,4% degli italiani, contro il 52,8% dei coetanei europei; tra i 25 e i 54 anni il 49,8% contro il 64,5%; tra i 55 e i 74 anni il 38,9% contro il 49,0%.
Che cosa si fa online con la PA
Il quadro non è uniforme. Gli italiani che nel 2025 hanno richiesto online prestazioni o benefici a cui hanno diritto sono il 21,6%, più della media UE (18,1%). Restano invece sotto la media l’accesso ai propri dati personali conservati dalle amministrazioni (33,2% contro 41,3%), la richiesta di documenti o certificati (17,7% contro 20,8%) e la consultazione di banche dati e registri pubblici (16,5% contro 20,7%).
La distanza più ampia riguarda la dichiarazione dei redditi inviata in prima persona tramite sito o app: 11,8% in Italia, 38,2% nell’UE. Reclami e altre richieste alle amministrazioni restano marginali ovunque: 3,7% in Italia, 5,7% nell’UE.
Che cosa significa per il dibattito pubblico
Il dibattito pubblico previsto dall’art. 40 del D.Lgs. 36/2023 e dall’Allegato I.6 si appoggia spesso a strumenti digitali: la pubblicazione del dossier di progetto, la raccolta di osservazioni, gli incontri seguiti a distanza. Se in Italia meno della metà delle persone tra 16 e 74 anni interagisce online con la PA, i soli canali digitali rischiano di raggiungere una parte limitata della popolazione interessata da un’opera.
I dati non dicono che chi non usa i servizi online non partecipi, né spiegano le ragioni della distanza dalla media europea. Indicano però che affiancare alla rete incontri in presenza, punti informativi sul territorio e materiali comprensibili resta una condizione per un confronto davvero aperto.
Andrea Troisi