Depuratori, impianti di trattamento dei rifiuti, bonifiche, interventi sul paesaggio: sono opere che spesso arrivano al confronto pubblico cariche di preoccupazioni locali. Quanto investono le amministrazioni pubbliche italiane nella protezione dell’ambiente, e come si confrontano con il resto d’Europa?
Secondo i conti pubblici europei per funzione, nel 2024 le amministrazioni pubbliche italiane hanno realizzato investimenti fissi lordi per la protezione dell’ambiente pari a 4.163 milioni di euro, lo 0,19% del PIL. Nella media dell’Unione europea la quota è dello 0,16%. L’Italia è 10ª su 27 Paesi.
Un confronto europeo molto disperso
In testa alla classifica ci sono i Paesi Bassi (0,35% del PIL), la Grecia (0,27%), il Lussemburgo e la Slovenia (0,25%). In coda la Finlandia (0,01%), l’Austria (0,02%) e la Lituania (0,03%). Anche la Germania resta sotto lo 0,1%.
Sul totale degli investimenti pubblici italiani, l’ambiente pesa il 5,3%, contro il 4,4% nella media UE.
Dal minimo del 2018 alla ripresa
Nel 2010 l’Italia investiva per l’ambiente lo 0,20% del PIL, in linea con la media europea. Negli anni successivi la quota è scesa fino allo 0,10% del 2018, quando gli investimenti si erano ridotti a 1.756 milioni. Da allora la spesa è più che raddoppiata e dal 2021 l’Italia si colloca sopra la media UE.
Dove vanno le risorse
La composizione è molto diversa da quella europea. In Italia la quota maggiore va alla protezione della biodiversità e del paesaggio (27,5%), seguita da ricerca e sviluppo (21,5%) e riduzione dell’inquinamento (19,9%). Rifiuti e acque reflue raccolgono il 15,1% e il 10,6%. Nella media UE, invece, le acque reflue assorbono il 41,9% e i rifiuti il 23,7%.
La differenza va letta con cautela: questi dati contano solo le amministrazioni pubbliche. In Italia una parte rilevante del servizio idrico e della gestione dei rifiuti è affidata a gestori e società che possono essere classificati fuori dal settore pubblico, e i loro investimenti in quel caso non compaiono qui.
Che cosa significa per il dibattito pubblico
Gli impianti ambientali sono tra le opere più esposte alle contestazioni territoriali, anche quando servono a ridurre l’inquinamento. Il dibattito pubblico disciplinato dall’art. 40 del D.Lgs. 36/2023 e dall’Allegato I.6 si applica alle opere che rientrano nelle soglie e tipologie previste; per gli altri interventi le amministrazioni possono comunque promuovere forme di consultazione. Con investimenti in crescita, la capacità di spiegare perché un impianto serve, dove va collocato e con quali alternative diventa parte del progetto, non un passaggio accessorio.
Andrea Troisi