In questi mesi abbiamo guardato la partecipazione da più lati: la cittadinanza attiva e il volontariato, rilevati dal modulo europeo 2022 sulla partecipazione sociale, e la partecipazione online, misurata dall’indagine sull’uso delle ICT. Mettere insieme le due fonti permette di capire se si tratta dello stesso fenomeno visto da due angolazioni o di due fenomeni diversi.
Il confronto va fatto con prudenza: le rilevazioni sono diverse, riguardano fasce di età non identiche (16 anni e più per la prima, 16-74 anni per la seconda) e si riferiscono ad anni diversi (2022 e 2025). Il risultato, però, è netto. Tra i Paesi UE la correlazione tra cittadinanza attiva e partecipazione a consultazioni o votazioni online è debole (coefficiente 0,11), e quella con l’espressione di opinioni online è praticamente nulla (-0,02).
Consultazioni online e cittadinanza attiva
Nel primo grafico ogni punto è un Paese. Sull’asse orizzontale c’è la quota di persone attive nella vita civica e politica, su quello verticale la quota di chi partecipa a consultazioni o votazioni online. Paesi come Lussemburgo, Svezia e Paesi Bassi hanno valori molto alti di partecipazione tradizionale ma valori medi o bassi di partecipazione online. L’Italia, con il 2,2% di cittadinanza attiva, ha una partecipazione online (10,7%) pari a quella di Paesi dove la partecipazione tradizionale è tre o quattro volte più alta.
Opinioni online e cittadinanza attiva
Il secondo grafico confronta la cittadinanza attiva con l’espressione di opinioni civiche o politiche in rete. Qui l’Italia, con Cipro e Ungheria, è ancora più lontana dal gruppo: il 21,1% degli italiani esprime opinioni online, uno dei valori più alti d’Europa, a fronte di una delle quote più basse di partecipazione tradizionale. Anche l’Ungheria, che ha il valore più alto di opinioni espresse in rete, ha una partecipazione tradizionale sotto la media.
Per chi promuove un dibattito pubblico in Italia la lezione è chiara. Una parte ampia della popolazione discute di temi pubblici in rete, ma poche persone partecipano a processi strutturati. Il compito del dibattito pubblico è costruire un ponte tra queste due dimensioni: portare le discussioni dai social a spazi dove le domande ricevono risposte motivate, e le osservazioni hanno un seguito documentato.