Se in Italia partecipa alla vita civica e politica poco più di due persone su cento, la domanda successiva è inevitabile: perché gli altri non lo fanno? Il modulo europeo 2022 sulla partecipazione sociale lo chiede direttamente a chi non ha svolto alcuna attività, proponendo tre risposte: nessun interesse, mancanza di tempo, altro motivo.
Il risultato italiano si discosta da quello europeo. Nella media UE il 52,6% dei non partecipanti dice di non essere interessato; in Italia la quota scende al 34,5%. A prevalere è la risposta altro motivo, scelta dal 49,5% contro il 34,6% europeo.
Il disinteresse spiega meno che altrove
Tra i Paesi con dato disponibile l’Italia è 2ª su 24 per quota più bassa di non partecipanti disinteressati: solo la Bulgaria ha un valore inferiore. In Belgio, Cechia e Grecia la mancanza di interesse supera i tre quarti delle risposte.
Anche la mancanza di tempo pesa un po’ di più in Italia (16,1%) che in Europa (12,8%). La rilevazione non dettaglia cosa ci sia dietro la voce altro motivo: può comprendere, per esempio, la mancanza di occasioni, di informazioni o di fiducia nell’utilità della partecipazione, ma i dati non permettono di distinguerle.
Con la laurea cresce la mancanza di tempo
In Italia la composizione delle risposte cambia con il titolo di studio. Tra chi ha al massimo la licenza media indica il disinteresse il 36,8%, tra i laureati il 28,6%. Sale invece la mancanza di tempo, dal 12,4% al 21,2%. La voce altro motivo resta intorno alla metà in tutti i gruppi.
Una lettura per il dibattito pubblico
Se la non partecipazione non nasce soprattutto dal disinteresse, una parte del problema è dal lato dell’offerta: quante occasioni vengono proposte, quanto sono conosciute, quanto sono comode, quanto è visibile il loro effetto. Sono variabili su cui chi promuove un dibattito pubblico può intervenire, per esempio con calendari che tengano conto degli orari di lavoro, incontri anche online e un resoconto finale che spieghi cosa è cambiato nel progetto.