Ogni dibattito pubblico presuppone qualcuno che partecipi. Prima ancora delle regole e delle piattaforme, conta quanto i cittadini sono abituati a prendere parte alla vita pubblica al di fuori del voto: un incontro di quartiere, una consultazione, una petizione, un’assemblea di un comitato.
Eurostat misura questa abitudine con l’indicatore di cittadinanza attiva, rilevato nel 2022 nel modulo sulla partecipazione sociale e culturale dell’indagine europea sul reddito e le condizioni di vita. Comprende, per esempio, la partecipazione ad attività di partiti politici o di gruppi di interesse locali, a consultazioni pubbliche, a proteste pacifiche e petizioni. In Italia dichiara di aver svolto almeno una di queste attività negli ultimi dodici mesi il 2,2% delle persone con almeno 16 anni. Nella media dell’Unione la quota è del 7,2%, più del triplo.
Una mappa con distanze molto ampie
Le differenze tra Paesi sono grandi. In testa ci sono Lussemburgo (21,6%), Svezia (20,2%), Paesi Bassi (18,1%): qui una persona adulta su cinque, o quasi, partecipa. In coda Bulgaria (1,9%), Cipro (2,1%), Italia (2,2%). L’Italia è 23ª su 25 Paesi con dato disponibile (mancano Germania e Finlandia).
Non si tratta solo di Nord contro Sud. La Francia, con l’11,9%, e l’Austria, con il 12%, sono ben sopra la media; la Spagna e la Grecia, con il 5,6% e il 6,3%, sono sotto, ma comunque a più del doppio del valore italiano.
Meno partecipazione rispetto al 2015, in Italia e in Europa
Il modulo era già stato rilevato nel 2015. Il confronto tra due sole rilevazioni a sette anni di distanza va letto con prudenza, ma la direzione è la stessa ovunque: tutte e tre le forme di partecipazione misurate sono in calo. In Italia la cittadinanza attiva passa dal 6,3% al 2,2%, nell’Unione dal 12,1% al 7,2%.
Scende anche il volontariato, sia quello svolto in un’organizzazione (formale) sia quello prestato direttamente ad altre persone (informale). In Italia il volontariato formale passa dal 12,0% al 5,3%, quello informale dall’11,2% al 4,2%.
Cosa significa per il dibattito pubblico
Il Codice dei contratti pubblici disciplina il dibattito pubblico all’art. 40 del D.Lgs. 36/2023 e Allegato I.6: l’Allegato individua le opere per cui è obbligatorio, mentre per le altre la stazione appaltante può promuoverlo. Il dato europeo ricorda che la procedura parte da una base di partecipazione spontanea molto bassa.
In un contesto del genere non basta aprire un sito e attendere i contributi. Servono informazione attiva sul territorio, incontri in orari e luoghi accessibili, un linguaggio comprensibile e una restituzione chiara di come le osservazioni hanno inciso sul progetto. Sono questi gli elementi che trasformano una consultazione formale in partecipazione reale.