Trasparenza e partecipazione vanno insieme. Uno degli obiettivi del dibattito pubblico è rendere visibili, prima della decisione, le ragioni di un’opera, le alternative considerate, i costi e gli impatti. È anche un presidio contro il rischio che le scelte sulle infrastrutture vengano percepite come opache.
Il principale indicatore internazionale sul tema è l’indice di percezione della corruzione (CPI) di Transparency International, ripreso da Eurostat tra gli indicatori degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Va da 0 (settore pubblico percepito come molto corrotto) a 100 (percepito come molto pulito). Nel 2025 l’Italia ottiene 53 punti, la media dell’Unione 62. L’Italia è 19ª su 27 Paesi, a pari merito con la Polonia.
Dal miglioramento alla frenata
Nel 2012 l’Italia aveva un punteggio di 42, oltre venti punti sotto la media europea. Negli anni successivi è salita con regolarità fino a 56 nel 2021, riducendo il divario a otto punti. Dal 2024 il punteggio è sceso: 54 nel 2024 e 53 nel 2025. Anche la media europea è calata, da 64 a 62 punti.
L’indice misura percezioni di esperti e operatori economici raccolte da diverse fonti, non casi accertati. Va quindi letto come un indicatore della reputazione del settore pubblico, non come una misura diretta della corruzione.
La trasparenza come parte del processo
Il Codice dei contratti pubblici (art. 40 del D.Lgs. 36/2023 e Allegato I.6) prevede che il dibattito pubblico si concluda con una relazione sugli esiti, di cui la stazione appaltante tiene conto nelle proprie decisioni. Rendere pubblici dossier di progetto, verbali degli incontri e contributi dei partecipanti non è solo un adempimento: è uno degli strumenti con cui un’amministrazione può rafforzare la fiducia nelle proprie scelte.