La qualità dell’aria è uno degli argomenti più presenti nei dibattiti sulle infrastrutture: una nuova strada può aumentare il traffico locale, una linea ferroviaria o tranviaria può ridurlo, un impianto industriale può aggiungere emissioni. Per discuterne serve un riferimento sulla situazione di partenza.
L’Agenzia europea dell’ambiente stima ogni anno le morti premature attribuibili all’esposizione al particolato fine (PM2.5). Eurostat le pubblica in rapporto alla popolazione. Nel 2023 in Italia il tasso stimato è di 73 morti premature ogni 100.000 abitanti, contro 41 nella media UE. L’Italia è 5ª su 27 Paesi per tasso più alto.
Un miglioramento più lento
Nel 2005 il tasso italiano era di 122, quello europeo di 97. Entrambi sono calati, ma in modo diverso: la media UE si è più che dimezzata, mentre l’Italia è scesa di circa il 40% e con forti oscillazioni da un anno all’altro. Il divario in rapporto alla media europea si è quindi allargato.
I valori più alti si registrano in Bulgaria (104,0%), Grecia (98,0%), Croazia (75,0%). In Italia la situazione più critica riguarda la Pianura Padana, dove la conformazione del territorio favorisce il ristagno degli inquinanti.
La qualità dell’aria nel dibattito pubblico
Nei dossier di progetto gli effetti sulla qualità dell’aria sono spesso presentati con modelli complessi e difficili da leggere per i non specialisti. Il dibattito pubblico è l’occasione per tradurli: quanto cambiano le emissioni, dove, per chi, rispetto a quale scenario senza intervento. In un Paese in cui il problema è più grave della media europea, questa chiarezza è una condizione per un confronto credibile.