La sicurezza degli approvvigionamenti energetici è tornata al centro dell’agenda europea dopo il 2022. Rigassificatori, gasdotti, interconnessioni elettriche e impianti da fonti rinnovabili vengono presentati anche come strumenti per ridurre la dipendenza dall’estero. Quanto è alta, oggi, questa dipendenza in Italia?
Eurostat misura la dipendenza energetica come quota delle importazioni nette sull’energia lorda disponibile. Nel 2024 in Italia è stata del 73,9%, contro il 57,3% della media UE. L’Italia è 7ª su 27 Paesi per dipendenza più alta.
Un calo lento
Nel 2006 la dipendenza italiana aveva toccato l’85,9%. Da allora è scesa, con oscillazioni, fino al 73,9% del 2024. Il 2022 ha segnato una risalita al 79,5%, come nel resto d’Europa, dove la media ha raggiunto il 62,5%, il valore più alto della serie.
I valori più alti si registrano in Paesi piccoli o insulari, come Malta (98,4%), Lussemburgo (91,0%), Cipro (87,7%). Tra i grandi Paesi, la Germania è al 66,8%, la Spagna al 68,9%, la Francia, grazie al nucleare, al 41,7%.
Un argomento da maneggiare con cura
La riduzione della dipendenza dall’estero è un argomento forte a favore di molte opere energetiche. Nel dibattito pubblico va però reso concreto: quanta energia produrrà o trasporterà l’impianto, quanta importazione sostituirà, in quali tempi. Un obiettivo nazionale condivisibile non esaurisce le domande legittime di un territorio sugli impatti locali, e la discussione è più utile se tiene insieme i due piani.