Parchi eolici, grandi impianti fotovoltaici, elettrodotti, sistemi di accumulo: la transizione energetica richiede molte nuove opere, e sono proprio queste a generare alcuni dei confronti più accesi nei territori. Il dibattito pubblico è uno degli strumenti per affrontarli.
Il punto di partenza è la quota di energia da fonti rinnovabili sui consumi finali lordi. Nel 2024 in Italia è stata del 19,4%, nella media UE del 25,2%. L’Italia è 19ª su 27 Paesi. L’obiettivo europeo, fissato dalla direttiva sulle energie rinnovabili rivista nel 2023, è del 42,5% al 2030 per l’Unione nel suo insieme.
Il sorpasso e poi la frenata
Nel 2013 l’Italia aveva raggiunto la media europea: 16,7% contro 16,7%. Ci è rimasta vicina fino al 2017 (18,3% contro 18,4%); da allora la crescita italiana è stata molto più lenta di quella europea. Nel 2024 il divario ha raggiunto 5,9 punti.
Nel settore elettrico la dinamica è simile. L’Italia ha raggiunto il 33,4% già nel 2014, allora ben sopra la media europea (28,6%), ma nei dieci anni successivi ha aggiunto solo sette punti, mentre l’Unione ne ha aggiunti quasi venti.
Il nodo della localizzazione
Recuperare il ritardo significa autorizzare e costruire molti nuovi impianti in tempi brevi. È qui che la partecipazione diventa decisiva, perché nei territori il confronto riguarda spesso la localizzazione degli impianti. Un confronto anticipato su alternative di localizzazione, compensazioni e benefici per le comunità può ridurre i conflitti che altrimenti emergono in fase autorizzativa o davanti ai giudici.