Consultazioni pubbliche online, petizioni digitali, votazioni su piattaforme civiche: la partecipazione passa sempre più spesso dalla rete. Anche il dibattito pubblico sulle grandi opere si appoggia a siti dedicati dove pubblicare documenti, raccogliere domande e contributi.
L’indagine Eurostat sull’uso delle ICT misura la quota di persone che usano internet per partecipare a consultazioni o votazioni online su temi civici o politici, per esempio in materia di urbanistica o firmando una petizione. Nel 2025 in Italia lo ha fatto il 10,7% delle persone tra 16 e 74 anni, nella media UE il 10,3%. L’Italia è 12ª su 27 Paesi.
Quasi un raddoppio in dieci anni
Nel 2015 la quota italiana era del 5,8%, sotto la media europea (7,4%). Nel 2021 è salita all’11,0%, superando l’Unione, e da allora è rimasta tra il 9,7% e il 10,7%. Nel frattempo anche la media europea è cresciuta, fino al 10,3% del 2025.
Il confronto con la partecipazione civica fuori dalla rete è netto. Le due misure vengono da indagini e anni diversi e non vanno sovrapposte, ma indicano che in Italia la partecipazione online non sconta il ritardo che si osserva in quella tradizionale.
I più attivi hanno tra 25 e 34 anni
Per età, la partecipazione online è più alta tra i 25 e i 34 anni: in Italia il 15,7%, contro il 14,0% europeo. Scende poi con l’età, fino al 6,3% tra i 65-74enni. In tutte le fasce l’Italia è pari o sopra la media UE, con il vantaggio più ampio tra i giovani.
È un’indicazione utile per chi organizza un dibattito pubblico: i canali digitali sono lo strumento più efficace per raggiungere proprio le fasce di età che meno partecipano agli incontri in presenza. Non possono però sostituirli, perché le persone più anziane continuano a usarli molto meno.