Un elettrodotto, un parco eolico, un impianto di accumulo: quando un’opera energetica arriva al confronto con il territorio, accanto agli impatti locali torna sempre una domanda concreta. Quanto pesa l’energia sui bilanci delle famiglie?
Secondo l’indagine europea sul reddito e le condizioni di vita (EU-SILC), nel 2025 l’8,6% della popolazione in Italia dichiara di non riuscire a riscaldare adeguatamente la propria abitazione. Nella media dell’Unione europea la quota è dell’8,8%. Partendo dalla quota più alta, l’Italia è nona su 27 Paesi.
Un valore vicino alla media europea
Le quote più alte si registrano in Grecia (18,1%), Lituania (16,7%, dato provvisorio), Bulgaria (16,1%), Spagna (15,9%) e Portogallo (15,6%). Le più basse in Finlandia (2,6%), Estonia (3,1%) e Polonia (3,2%). Tra i grandi Paesi, la Germania è al 5,7% e la Francia all’11,5%.
Dieci anni di calo, poi una frenata
Nel 2015 la quota italiana era del 17,0%, quasi il doppio della media UE (9,6%, stima Eurostat). È scesa fino all’8,1% nel 2021, è risalita al 9,5% nel 2023, il periodo dei forti aumenti dei prezzi dell’energia, ed è tornata all’8,6% nel 2024 e nel 2025. Dal 2022 l’Italia è sotto la media europea, che nel 2023 aveva toccato il 10,6%.
Il dato medio nasconde però forti differenze. Tra le persone a rischio di povertà (reddito sotto il 60% della mediana) non riesce a scaldare casa il 20,9%, contro il 19,6% nell’UE; tra le altre il 5,8%, contro il 6,7%. Crescono anche i ritardi nel pagamento delle bollette: il 5,9% nel 2025, dal 4,5% del 2024, restando sotto la media UE (7,0%).
L’elettricità resta tra le più care
Per una famiglia con consumi tra 2.500 e 5.000 kWh l’anno, nel primo semestre 2026 l’elettricità in Italia costa 31,4 centesimi di euro per kWh, tasse incluse: più dei 29,7 del semestre precedente, meno dei 32,9 del primo semestre 2025. Tra i 26 Paesi UE con dati disponibili, prezzi più alti si pagano solo in Irlanda (38,7), Germania (36,2), Belgio (35,8) e Austria (32,6). La media UE del primo semestre 2026 non è ancora pubblicata: nel secondo semestre 2025 era di 29,0 centesimi, contro i 29,7 italiani.
Che cosa significa per il dibattito pubblico
Molte infrastrutture energetiche rientrano tra le opere per cui l’art. 40 del D.Lgs. 36/2023 e l’Allegato I.6 prevedono il dibattito pubblico. In quella sede si discute di tracciati, paesaggio e compensazioni, ma per chi vive sul territorio contano anche i costi dell’energia e la capacità di sostenerli.
I dati non dicono come una singola opera inciderà sulle bollette né spiegano le cause delle differenze tra Paesi. Mostrano però che in Italia una persona a rischio di povertà su cinque non riesce a scaldare casa: un elemento da portare nel confronto con dati chiari, per dare voce anche a chi di solito partecipa meno.
Andrea Troisi